linee guida

OSSERVATORIO NAZIONALE SULL’IDENTITÀ DI GENERE – ONIG

STANDARD SUI PROGRAMMI DI ADEGUAMENTO NEL DISTURBO DELL’IDENTITA’ DI GENERE

 

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Premesse

  1. Esistono specifiche condizioni esistenziali per le quali alcune persone non si riconoscono nel proprio sesso biologico e vivono o desiderano vivere in conformità con la propria identità di genere.

  2. La ricchezza di una cultura si fonda sulle differenze individuali e sul principio di non discriminazione; il benessere della comunità non può, quindi, prescindere dal diritto della persona di vivere in relazione con il proprio contesto secondo la propria identità, né può prescindere dal bisogno di facilitare un’evoluzione culturale generalizzata e basata sulla conoscenza e il confronto. Le scelte individuali di condizioni esistenziali e di modalità di vivere e di operare trovano il loro nucleo essenziale nel principio di autodeterminazione e nel rispetto dei diritti e della libertà altrui.

  3. La costruzione dell’identità, e dell’identità di genere nello specifico, è un processo precoce e legato a complessi intrecci tra fattori biologici e fattori relazionali che, evolvendosi nel tempo, producono una molteplicità di differenze individuali collocabili lungo un continuum connotato ai due estremi da identità e ruoli considerati maschili e femminili, secondo parametri che variano da cultura a cultura.

  4. Vivere coerentemente all’identità di genere, alla quale la persona sente di appartenere, coinvolge sia la realtà intrapsichica che quella relazionale e sociale. I disagi che possono emergere nel processo di costruzione dell’identità di genere richiedono percorsi terapeutici differenziati, ma basati su criteri di intervento che consentano omogeneità di trattamento nei diversi Servizi specialistici del territorio nazionale, garantendo il rispetto e il benessere della persona e un terreno comune di confronto e ricerca tra professionisti che operano nel campo.

  5. Tenuto conto che le terapie ormonali possono produrre effetti irreversibili e che i cambiamenti somatici ottenuti chirurgicamente sono definitivi, si ritiene necessario garantire la tutela del benessere della persona mediante un intervento psicologico, inteso come spazio di elaborazione dei vissuti connessi alle varie fasi e ai diversi aspetti dell’iter di adeguamento.

  6. I Servizi devono basare la loro attività su un lavoro interdisciplinare di operatori con competenze specifiche e qualificate, in collegamento e secondo procedure concordate con le agenzie territoriali (ASL, istituti scolastici, etc.), le agenzie sociali (Sindacati, Movimenti, Associazioni, etc.) e altre strutture (Tribunali, Pubblica Amministrazione, etc.).

  7. Considerata la complessità e la specificità del tema, i singoli professionisti dell’area sanitaria, sociale e legale a cui si rivolge un potenziale utente, devono consultarsi con operatori specializzati, o inviarlo presso strutture specialistiche, per la valutazione ed il trattamento del Disturbo dell’Identità di Genere, al fine di concordare e pianificare con l’utente stesso e con gli altri professionisti un programma complessivo, integrato e individualizzato, che l’utente si impegna a rispettare.

  8. Ogni relazione tra gli operatori e gli utenti dei Servizi deve essere caratterizzata da un clima di fiducia che consenta una corretta ed esauriente informazione reciproca, nel pieno rispetto dell’autodeterminazione della persona e della libertà e responsabilità professionale dell’operatore.

 

CRITERI DI INTERVENTO

I criteri, di seguito riportati, devono considerarsi raccomandazioni minime indispensabili da applicare nelle richieste di adeguamento medico e / o chirurgico dei caratteri sessuali.

 

  • Analisi della domanda e valutazione dell’eleggibilità

  1. I programmi di adeguamento medico e/o chirurgico e psico-sociale, nonché il percorso legale di riattribuzione chirurgica di sesso secondo la legge n.164 del 1982, mirano ad evidenziare le motivazioni, le aspettative e il contesto che hanno portato l’utente alla richiesta di riattribuzione di sesso, verificare quanto questa possa inscriversi nel quadro di una problematica di genere e concordare un progetto individualizzato, mediante un’approfondita analisi della domanda e una valutazione della personalità e dell’ambiente socio-relazionale. Condizione preliminare al passaggio alle fasi successive del percorso è, infatti, la determinazione della più esatta natura del disagio legato all’identità di genere posta all’origine della richiesta e la definizione di un progetto individualizzato sulle necessità del caso.

  2. Ogni fase del progetto concordato deve prevedere una stretta integrazione tra il piano medico e/o chirurgico e quello psico-sociale.

  3. In presenza di diagnosi di rilievo psicopatologico, la cui risoluzione viene ritenuta primaria rispetto al programma di riattribuzione chirurgica di sesso, va data precedenza agli interventi terapeutici comunemente adottati per tali condizioni.

  4. Il programma di adeguamento medico e/o chirurgico può essere intrapreso da persone che abbiano raggiunto la maggiore età, tranne diversa disposizione del Tribunale dei Minori. In caso di soggetti minorenni si considera, comunque, auspicabile l’offerta di un percorso psicologico rivolto all’interessato, con modalità e prassi relative all’età, ed ai suoi familiari.

 

  • Iter di adeguamento

  1. L’ingresso nel programma di adeguamento medico e/o chirurgico prevede, in fase preliminare, che la persona venga informata su tutte le procedure e le terapie, nonché su tutti i rischi che queste comportano e sull’irreversibilità di alcune di esse, affinché possa esprimere un consenso informato scritto, inerente il progetto concordato.

  2. A partire dalla richiesta di riattribuzione, il programma psicologico, parallelo e integrato con quello medico, si sviluppa secondo modalità individuate caso per caso, mira alla verifica continua dell’assunzione di responsabilità nei confronti delle proprie scelte ed ha la finalità di sostenere la persona e ad aiutarla ad elaborare i vissuti connessi alle modificazioni ormonali e somatiche ed alle relative espressioni sul piano socio-relazionale. Il programma psicologico, oltre ad avere una primaria funzione di sostegno, mira all’elaborazione delle questioni eventualmente emergenti durante il percorso, relative non soltanto alle tematiche di genere, ma alla più complessiva vicenda esistenziale.

  3. In considerazione di alcuni effetti delle terapie ormonali che sono irreversibili sul piano somatico e possono avere ricadute sul piano psicologico, si prevede che l’utente prima di iniziare ad assumere ormoni abbia intrapreso, secondo modalità concordate con l’équipe, un percorso psicologico adeguato, individuato caso per caso. Si consiglia un percorso minimo di 4-6 mesi. Verrà valutata caso per caso la situazione in cui l’utente abbia già iniziato la terapia ormonale.

  4. “L’esperienza di vita” nel ruolo del genere vissuto come più vicino rispetto al proprio interno sentire è considerata parte integrante del programma di riattribuzione chirurgica di sesso e deve avere una durata adeguata che permetta l’acquisizione delle caratteristiche psicofisiche desiderate. Si consiglia un periodo minimo di 8-12 mesi.

  5. Ottenuta l’Autorizzazione del Tribunale, la riattribuzione chirurgica del sesso avverrà su parere concorde dei diversi operatori intervenuti nelle diverse fasi dell’iter, solo dopo aver verificato la piena consapevolezza della persona rispetto alla propria scelta e la piena assunzione di responsabilità rispetto ad essa, purchè comunque ottemperate le indicazioni sulle terapie ormonali e sull’ “esperienza di vita”, di cui ai punti 3 e 4.

  6. Variazioni relative ai criteri e alle procedure d’intervento devono essere adottate solo in casi specifici, con motivazioni ampiamente documentate. Gli operatori interromperanno il trattamento di chi non si attiene al programma terapeutico concordato.

  • Follow up
  1. A garanzia della salute della persona, intesa come benessere psico-fisico e sociale, i predetti operatori si impegnano a garantire la continuità del percorso integrato di sostegno. Il follow-up ha la finalità, non solo, di verificare le condizioni psicofisiologiche e l’inserimento socio-relazionale connessi con gli adeguamenti effettuati, ma anche di aiutare la persona ad affrontare i complessi vissuti emozionali conseguenti al percorso di adeguamento

  2. Per quanto attiene alla terapia ormonale, la persona, resa consapevole della necessità di proseguirla per l’intero arco di vita, dovrà sottoporsi a controlli periodici annuali o altrimenti concordati.

 

Considerazioni

  1. Avendo rilevato un considerevole incremento di problematiche relative all’identità di genere in soggetti in età evolutiva, si ritiene rilevante dedicare particolare attenzione a tale tematica e promuovere adeguati interventi di formazione-informazione non solo per i familiari degli utenti, ma anche per il personale delle istituzioni scolastiche e di altre agenzie/enti coinvolti.

  2. Viste le implicazioni socio-culturali relative alla condizione dei disturbi dell’identità di genere, si ritiene prioritaria una corretta ed approfondita formazione - informazione delle figure professionali dell’area sanitaria, sociale e legale che svolgono funzioni attinenti a questo campo e dei dipendenti della Pubblica Amministrazione.

  3. Pur considerando i percorsi di adeguamento di sesso una risposta oggi adeguata al disagio di chi si rivolge agli operatori della salute per ottenere una congruenza personalmente soddisfacente tra realtà somatica ed identità di genere, si ritiene fondamentale approfondire la ricerca scientifica sulla genesi e sull’organizzazione dell’identità di genere, sugli effetti a lungo termine delle terapie ormonali e sulle nuove tecniche chirurgiche che, meglio, soddisfino reali e concrete esigenze dell’utenza. A questo scopo, si ritiene essenziale il contributo dei risultati a distanza ottenuti attraverso la raccolta di dati nei follow-up.